L’orso polare è una delle specie animali a più alto rischio di estinzione.

Il surriscaldamento globale, la presenza dell’uomo anche nelle zone artiche, le trivellazioni alla ricerca di petrolio, stanno incidendo negativamente sulla sopravvivenza di questo animale.

Lo scioglimento dei ghiacci ha comportato una minore disponibilità alimentare, aggravata anche dalla migrazione di molte specie ittiche.

In che modo i cambiamenti climatici affliggono gli orsi polari?

  • Superfici ghiacciate ridotte. Gli orsi sono così costretti a vivere in un territorio sempre più ridotto e meno idoneo alle loro esigenze.
  • Difficoltà a cacciare. Gli orsi hanno grande difficoltà a reperire il cibo, il che li costringe a lunghi mesi di digiuno e scarso accumulo di grasso, necessario per la sopravvivenza. Inoltre, le zone di caccia si sono ridotte al punto che, avvertono gli scienziati dell’Accademia Russa delle Scienze, tra gli orsi si sta osservando anche un aumento di casi di cannibalismo.
  • Conflitti con l’uomo. La carenza di cibo spinge gli orsi polari verso i territori abitati dall’uomo, esponendoli a grandi rischi e pericolo (Gli ultimi casi arrivano dalle isole Svalbard, dove un orso polare è stato abbattuto dopo aver ferito un addetto alla sicurezza che cercava di allontanarlo mentre tentava di fare sua la scorta alimentare di un gruppo di turisti e dalla Russia, con ben 52 esemplari che sono arrivati fino alla cittadina di Novaja Zemlja, una corsa al cibo che ha fatto scattare l’approvazione dell’abbattimento)
  • Mortalità dei cuccioli. Orsi denutriti e meno sani hanno un tasso di riproduzione più basso, e nelle femmine si riduce la capacità di dare il giusto nutrimento ai cuccioli. Gli scienziati, infatti, hanno scoperto che spesso i cuccioli non sopravvivono alle difficoltà del clima artico sia per la mancanza di cibo sia perché le madri che li allattano non hanno immagazzinato abbastanza grasso e sono denutrite.
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Secondo le stime, infatti, se il riscaldamento globale continuerà a questa velocità la popolazione potrebbe ridursi del 30% entro i prossimi 35 anni. Oggi la popolazione di orsi polari è stimata tra i 22mila e 31mila individui, il 60% dei quali si trovano in Canada. Ma diversi studi concordano sul rapido declino che potrebbe portare alla scomparsa di circa un terzo dell’attuale popolazione entro il 2055.

Uno studio, che è stato condotto da ricercatori di vari atenei e organizzazioni, tra cui Environment Canada, l’Università di Alberta, il Fish and Wildlife Service statunitense,Polar Bears International e Western Ecosystems Technology, si è posto come obiettivo quello di monitorare la popolazione di orsi polari nelle zone a sud del mare di Beaufort, a nord delle coste dell’Alaska, confrontando i dati con quelli già raccolti dal 2004 al 2007. I risultati dell’indagine: a 10 anni di distanza dalla prima rilevazione,sembra che il numero degli orsi polari presenti in queste zone sia calato del 40%. A Esserne maggiormente colpiti sono gli esemplari più giovani: degli 80 cuccioli rilevati tra il 2004 e il 2007, sembra che solo due orsi siano riusciti a sopravvivere.

Tutto quello che c’è da sapere sull’inquinamento

Sostanze tossiche:

  • Disfunzioni fisiologiche. Alcune sostanze tossiche, che si accumulano nel corpo degli orsi attraverso la catena alimentare (non dimentichiamo che questi mammiferi si trovano in cima alla catena alimentare), producono in questi animali una bassa concentrazione di vitamine, ormoni e anticorpi. Questo si riflette su molte funzioni fisiologiche come la crescita, la riproduzione, e la possibilità di resistere a batteri e virus.
  • Latte materno avvelenato. In alcune zone il latte delle femmine di orso polare contiene una concentrazione particolarmente alta di queste sostanze. In questo modo il latte avvelena i cuccioli riducendo le loro possibilità di sopravvivenza in un ambiente già tanto difficile.

Fra i più pericolosi agenti inquinanti diffusi negli habitat degli orsi polari ci sono i Pops (inquinanti organici persistenti), capaci di rimanere inalterati nell’ambiente per diversi anni. Si tratta di sostanze chimiche, in gran parte vietate, ma che vengono ancora utilizzate in maniera più o meno legale. Queste interagiscono con il sistema ormonale degli organismi viventi provocando danni a diverse funzionalità tra cui quella riproduttiva. Una ricerca del 2017 condotta dall’Università Bicocca di Milano aveva evidenziato che sarebbero proprio i cuccioli di orsi polari i più minacciati dai Pops, con un rischio di circa tre ordini di grandezza superiore rispetto alla soglia di sicurezza. Negli orsi polari, infine, più che in altre specie, queste sostanze avrebbero causato il moltiplicarsi di casi di ermafroditismo.

Attività petrolifere:

    • Fuoriuscite di petrolio. Gli incidenti che producono sversamenti di petrolio sono purtroppo degli eventi molto frequenti nell’attività di estrazione e trasporto del petrolio. Nell’ambiente artico, a causa delle condizioni ambientali così estreme e difficili, i rischi sono assai più alti.
    • Avvelena. L’orso può ingerire il petrolio sia leccandosi il pelo sia cibandosi di animali contaminati. Il petrolio ingerito può produrre danni ai reni e al fegato e ha una forte tossicità con effetti a lungo termine. Basta una piccola quantità di petrolio nella loro pelliccia per contaminare gli orsi polari.
    • Riduce l’isolamento termico. Il contatto con il petrolio riduce l’effetto isolante della pelliccia di un Orso polare. In questo modo l’orso è costretto a utilizzare più energia per tenersi caldo. Ma non sempre il cibo è sufficiente, esponendo quindi l’orso a fame e denutrizione
    • Disturbo

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Comments (1)

  1. Ottimo pensiero per questi animali magnifici e maestosi.
    Con questo racconto tutti dovrebbero dare il proprio contributo, aiutando a rendere migliore il mondo in cui viviamo.

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